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Anziani Soli

La solitudine degli anziani al tempo del Covid-19

 

Uno dei problemi più incisivi sulla salute degli anziani è la solitudine ai quali spesso sono purtroppo destinati.

La solitudine degli anziani è una “piaga” portata alla ribalta da un recente studio condotto dal terapeuta John Caioppo presso l’Università di Chicago che ha esaminato con attenzione gli effetti e ne ha tratto dettagliate conclusioni.

Secondo lo studioso americano, la solitudine che attanaglia una persone ormai anziana, rischia di compromettere inevitabilmente lo stato di salute generale e rischia di incidere sul tasso di mortalità prematura fino al 14% in più rispetto a coetanei non abbandonati a loro stessi.

Ancor più grave la situazione in questo difficile 2020; l’emergenza sanitaria legata al SARS-CoV-2 NuovoCoronavirus denominato “Covid-19” ha fatto sì che il distanziamento sociale abbia maggiormente accentuato la solitudine delle persone e ciò si caratterizza ancor più chiaramente sugli anziani.

La solitudine si instaura involontariamente a causa di dinamiche famigliari tipiche del nostro periodo storico; famiglie meno numerose, età media che continua fortunatamente a crescere, figli che per lavoro sono costretti a spostarsi dal luogo di origine magari andando lontano o all’estero ed ecco che tutte le naturali figure che ruotano attorno all’anziano vengono meno. Quest’anno la situazione è aggravata dall’isolamento sociale richiesto per prevenire la diffusione del virus che ha aggravato o fatto emergere situazioni di solitudine delle persone, in particolare degli anziani che spesso sono ancor più spaventati da questa emergenza.

Non c’è da dimenticare che uno stato di prolungata solitudine rischia oltretutto di alimentare senza controllo, il nascere di una insidiosa e maligna condizione psicologica: la depressione.

Ci sono vari modi per ovviare al problema della solitudine degli anziani; coinvolgerli nelle attività e nelle uscite famigliari, condividere con loro esperienze, tempo libero e viaggi insieme. Promuovere la loro indipendenza, non significa soltanto lasciarli soli a svolgere le loro attività quotidiane, ma vuol dire anche incentivare i loro contatti con gli ex colleghi di lavoro o aiutarli nel formare nuove amicizie e nuove passioni alle quali dedicare le inevitabili ore da trascorrere durante la giornata. Il Covid, in questo momento, non permette però la maggioranza di queste attività, pertanto è necessario trovare strategie per sostituirle; ci viene in aiuto la tecnologia grazie alle telefonate, alle videochiamate, ai social e ad attività in diretta web che possono permettere alle persone e agli anziani più tecnologici, di restare attivi. Ma spesso non sono in grado di farlo o peggio è il contatto umano quello che più manca.

Un anziano attivo, partecipe, mentalmente occupato e costantemente sollecitato nei rapporti umani, sarà una persona più protetta e tutelata nel futuro.

La soluzione quindi è identificare una persona che viva con l’anziano e lo assista (anche negli autosufficienti)  durante la giornata, mantenendolo attivo, impegnato e tutelandolo dal rischio di contagio da Covid-19 . Questa persona può essere un famigliare, che non deve esporsi ad  attività che possano prevedere un contatto con il virus e che al rientro in casa adotti tutte le precauzioni previste per ridurne la diffusione; in alternativa un Assistente Domiciliare (comunemente conosciuta come Badante) adeguatamente formata che, previa verifica con tampone pre-ingresso in famiglia, possa accudire l’anziano  adottando anch’essa in questo periodo storico uno stile di vita e procedure lavorative che evitino il contagio. E’ l’anziano stesso che spesso cerca queste soluzioni in autonomia.

Scelte di questo tipo evitano che l’anziano si senta solo e  abbandonato, anzi gli stimoli che ricevono divengono un volano positivo per evitare la depressione dell’isolamento e  la solitudine.

 

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