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21 Settembre: Giornata Mondiale Alzheimer

Istituita nel 1994 dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e Alzheimer’s Disease International (ADI), ha rappresentato il culmine del Mese Mondiale Alzheimer, ideato tre anni fa da ADI per meglio contrastare l’emarginazione sociale legata alla malattia. La Federazione Alzheimer Italiana organizzato numerose iniziative in molte città italiane che si sono affiancate agli eventi in programma in tutto il mondo.

COS’É
La malattia di Alzheimer o morbo di Alzheimer è la più comune causa di demenza, di cui rappresenta il 50-60 per cento dei casi. Il processo degenerativo che colpisce progressivamente le cellule e le connessioni cerebrali, provocando quell’insieme di sintomi che va sotto il nome di demenza: cioè il declino progressivo e globale delle funzioni cognitive e il deterioramento della personalità e della vita di relazione.

Sono trascorsi più di cento anni dalla prima descrizione della malattia, ma ancora oggi non se ne conoscono chiaramente le cause. Attualmente la maggior parte degli scienziati ritiene non si tratti di un’unica origine, ma di una serie di fattori.

Anche se il principale fattore di rischio è l’età, l’Alzheimer non è l’inevitabile conseguenza dell’invecchiamento, ma una malattia vera e propria con caratteristiche cliniche specifiche che richiedono specifici interventi diagnostici, terapeutici e riabilitativi.

L’Alzheimer è definita la «malattia delle quattro A»:
– perdita significativa di memoria (amnesia)
– incapacità di formulare e comprendere i messaggi verbali (afasia)
– incapacità di identificare correttamente gli stimoli, riconoscere persone, cose e luoghi (agnosia)
– incapacità di compiere correttamente alcuni movimenti volontari anche attraverso l’impiego di oggetti, per esempio vestirsi (aprassia).

Il decorso della malattia può essere suddiviso con molta approssimazione in tre fasi:
– nella fase iniziale sono prevalenti i disturbi della memoria, ma possono essere presenti anche disturbi del linguaggio. La persona è ripetitiva nell’esprimersi, tende a perdere gli oggetti, a smarrirsi e non ritrovare la strada di casa. Può avere squilibri emotivi, irritabilità, reazioni imprevedibili.
– nella fase intermedia il malato si avvia a una progressiva perdita di autonomia, può avere deliri e allucinazioni e richiede un’assistenza continua.
– la fase severa è caratterizzata dalla completa perdita dell’autonomia: il malato smette di mangiare, non comunica più, diventa incontinente, è costretto a letto o su una sedia a rotelle.
La durata di ogni fase varia da persona a persona e in molti casi una fase può sovrapporsi all’altra. La durata media della malattia è stimata tra gli otto e i vent’anni.

COME SI CURA
Attualmente la malattia di Alzheimer non è guaribile, ma esistono farmaci che possono migliorare per un po’ di tempo alcuni sintomi e numerose tecniche e attività in grado di ridurre i disturbi del comportamento. In assenza di risposte terapeutiche risolutive diventa sempre più importante prendersi cura della persona malata per migliorarne la qualità di vita sotto tutti gli aspetti.

In questo senso, vengono utilizzate terapie di riabilitazione che hanno lo scopo di mantenere il più a lungo possibile le capacità residue del malato.
Si parla di:
– terapia occupazionale (che adatta l’ambiente alle ridotte capacità del malato)
– stimolazione cognitiva (che potenzia le funzioni mentali residue)
– musicoterapia (che riporta a galla con le emozioni le parole di una canzone o il suono di uno strumento)
– psicomotricità (che aiuta il malato ad affrontare la propria disabilità con attività di movimento)
– Pet Therapy (che utilizza gli animali).

L’ampia e crescente diffusione nella popolazione, la limitata e comunque non risolutiva efficacia delle terapie disponibili, l’enorme investimento in termini di risorse necessarie che ricadono su chi si prende a carico il malato rendono l’Alzheimer una delle malattie a più grave impatto sociale del mondo. La famiglia – da considerarsi la seconda vittima della malattia – non può però essere lasciata sola nella gestione dei numerosi problemi della vita di ogni giorno.

PREVENZIONE
Non conoscendo ancora a fondo i meccanismi alla base della malattia, è difficile indicare alcune regole condivise per la prevenzione. Diverse stime lasciano però intendere che circa un terzo dei casi di Alzheimer possano essere attribuiti a fattori di rischio modificabili, che potrebbero portare a una riduzione dei casi di malattia o comunque a ritardarne l’esordio.
Tra questi:
– la regolare e quotidiana attività fisica
– un’alimentazione a carattere prevalentemente vegetale
– l’allenamento mentale e la cura dei rapporti sociali
– non fumare e prendersi cura della salute cardiovascolare.

(fonte: fondazioneveronesi.it)